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"Esistono luoghi nella Catania di oggi che sembrano scivolare senza lasciare traccia nella memoria collettiva, altri che hanno il gusto
di assonanze non sempre percepite, altri ancora che conservano segni di un mondo scomparso, di cui solo con l'occhio dello storico è
possibile ripercorrere ancora i sentieri segreti". Cosi la Prof. Silvana Raffaele, Docente di Storia Moderna e Contemporanea della nostra
Università, ha iniziato la sua conversazione per i soci del Rotary Club Catania Est,
in una delle prime serate organizzate dal nuovo Presidente Antonio Tarro, con l'attenta regìa del Consigliere Prefetto Brunella Bertolino.
Ospite della elegante villa di Pietro e Lella Pavone, il numeroso ed attento pubblico, con una sorta di "passeggiata virtuale" e grazie
alla proiezione di significative fotografie, ha potuto individuare i luoghi che tra il XVIII e il XIX secolo, ad opera del Duca di Camastra,
ridisegnarono il tessuto urbano di Catania, dopo il terribile terremoto che, nel 1693, distrusse interamente la città e gran parte del Val di Noto.
La ricostruzione come "città aperta", consentita dal crollo delle mura di cinta, ebbe due assi principali: il "cardo" in direzione nord-sud (via
Uzeda, poi Stesicorea e poi ancora Etnea), e il"decumano" (via Lanza, poi San Giuliano). Cui seguirono un terzo asse est-ovest (Corso, poi
V. Emanuele) ed un quarto asse (via S.Filippo.poi Garibaldi). Punto focale la Platea Magna o piano della Loggia su cui si affacceranno la
Cattedrale, il Palazzo del Vescovo, il Seminario dei Chierici, il Palazzo del Senato. Nella nuova città trovarono spazio anche l'Ospedale San Marco
costruito dal protomedico e regio lettore di Medicina Nicolò Tezzano e il Palazzo dell'Università degli Studi. (M. B.)
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