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”Champagne un universo da scoprire al Rotary Est” | ![]() |
Nato
per accompagnare soltanto i dolci delle feste, lo champagne è
diventato oggi, nelle sue diverse tipologie, "a tutto pasto",
dall' aperitivo ai primi piatti, alle carni, ai formaggi. A parlare
di champagne al Rotary Club di Catania Est, per iniziativa del
presidente Massimo Scordino, in una serata conviviale allo Sheraton,
l' avv. Pierfranco Schiaffino, delegato regionale A.I.S. Liguria alla
programmazione ed eventi, il quale ha strutturato la sua
conversazione esplicativa e senza alcuna finalità commerciale,
con l'abbinamento di champagne dalle caratteristiche diverse a tre
elaborati assaggi dell'arte culinaria del cuoco Saverio.
Lo champagne, come ha ricordato il relatore si produce tradizionalmente
nelle zone vinicole del Nord della Francia con uve di vitigni
coltivati al
limite della coltivabilità della vite, laddove vi è una
insolazione ridotta ed una maturazione delle uve lenta che
permette loro di acquisire struttura. La produzione migliore si
ha nell' hinterland della città di Reims e lungo la
Marna, fino alle zone più a sud. Le uve risentono delle
caratteristiche del territorio in cui vengono coltivate. In quelle zone
70 milioni di
anni fa vi era un oceano. Gli sconvolgimenti tellurici hanno
lasciato nel sottosuolo uno strato gessoso in cui si allogano
conchiglie
e sedimenti che danno alle uve caratteristiche e tipicità.
Anche la conformazione del terreno è importante per la
produzione
delle uve, non soltanto per i minerali e le sostanze trasmesse, ma
anche per il drenaggio dell' acqua.
Esportata dai romani oltralpe, la vite aveva la funzione della
depurazione dell' acqua da bere che veniva
miscelata con il vino. I vani sotterranei scavati per conservare allora
le derrate alimentari, sono poi stati utilizzati fino ad oggi per
stivare il vino a 12 metri sotto il livello del suolo,dove
persistono temperature refrigerate. I vitigni coltivati sono a
bacca bianca e a bacca nera che dà maggiore struttura,
longevità e asprezza. Vengono usate uve singole o uve mischiate
per qualità ed annata. Nel Settecento veniva coltivato il
vitigno per produrre vino nero, con fermentazione a temperature basse,
ma la fermentazione a primavera naturalmente riprendeva e "il vino
diabolico" faceva scoppiare le bottiglie in un mare di bollicine, Fu
necessario l'inspessimento dei vetri e la codifica graduale, fino ad
ottenere lo champagne. Don Perignon non ne è l' inventore
ma un eccellente enologo che ha codificato il sistema di vinificare uve
diverse e annate diverse con raccolta dei grappoli rigorosamente a mano
e in piccola quantità per non schiacciarne gli acini.
Normalmente,
come ha ulteriormente chiarito il relatore, il fermentato di mosto
dà vino , ma è la seconda fermentazione che dà lo
champagne, con aggiunta di zuccheri e lieviti, in bottiglia tappata in
cui rimane lo CO2 delle bollicine. Il "remonage" permette di togliere i
residui che si sono formati nel collo della
bottiglia capovolta che viene poi richiusa con il tappo a fungo
di sughero e la sicura metallica. Dalla data di sboccatura, inizia l'
invecchiamento dello champagne che, dopo tre anni, comincia a decadere.
Prodotto anche con il metodo Charmat o metodo Martinetti in
grandi tini di acciaio, lo champagne sicuramente
raggiunge risultati migliori accuratamente selezionato in singole
bottiglie.
La degustazione illustrata dal relatore ha evidenziato un Blanc de Blanc elegante, piacevole,
strutturato con odore di lievito , levità e finezza di
bollicine, abbinato ad un potage di asparagi ; un Blanc de
Noir più strutturato, longevo, fruttato e profumato che si
è accompagnato alla carne, un Rosé (quasi vino rosso)
profumato, strutturato e pastoso, deliziosamente associato ai formaggi
siciliani, piacentino di Enna, caciocavallo di Ragusa, pepato
stagionato degli Iblei , esaltati dal miele e dalla
marmellata di frutta, con esperienze gustative diverse. (Milly
Bracciante)