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“Vulcani, terremoti: comprendere la nostra terra” | ![]() |
Il
vulcano Etna, come un essere vivente, respira profondamente e modifica
la sua forma, monitorato continuamente, 24 ore su 24, dalle sofisticate
apparecchiature dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia,
Sezione di Catania, dove i soci del Rotary club di Catania Est, nella
prima serata dedicata alle istituzioni, si iniziativa del nuovo
Presidente in carica Massimo Scordino, sono stati ricevuti dal dott.
Domenico Patanè, direttore dell' I.N.G.V. Di Catania e dai
ricercatori
dell'istituto che hanno parlato di “Vulcani e terremoti per
comprendere
meglio la nostra terra.
L'Etna è in
osservazione, il rischio
eruttivo
laterale è il più problematico. Dagli anni
settanta, l'aumento dei
volumi di lava è divenuto maggiore e con maggiore
vivacità. L'eruzione
esplosiva parossistica è una sua caratteristica con nubi
vulcaniche che
permettono il monitoraggio. Un sistema di faglie nella parete orientale
del vulcano genera terremoti in aree superficiali. Dal 2003
tale zona
ufficialmente dichiarata prima area sismica ha avuto obbligo di
controllo e verifica di tutti gli edifici strategici entro il 2008.
Il
dott. Marco Neri ha mostrato il respiro dell'Etna, monitorato dallo
spazio con sguardo satellitare via etere.
Il vulcano
Etna che
è anche
una montagna, con i suoi ghiacci, le sue nevi, i suoi crepacci,
presenta 4 crateri sommitalic che compongono la cima che per
attività
eruttive cambia di forma. Dal 2001 sono frequenti le eruzioni di fianco
che interessano i centri abitati e le infrastrutture turistiche con
attività di diversi mesi delle fasi eruttive, accompagnate
da un lento
movimento del suolo del fianco del vulcano che collassa verso il mare
(Zafferana, Santa Venerina, Acireale). Movimento fotografato
dal
satellite con scenario interferometrico differenziale che evidenzia i
movimenti verticali ed orizzontali, pieghe e fratture del
terreno. Esperto di macrosismica, il dott. Raffaele Azzaro, ha
presentato di
seguito una panoramica storica dei grandi terremoti, dal passato alla
sismicità regionale più recente: dal 217 a.c. al
2007, attività sismica
che nel tempo ha determinato la necessità dell'uso del
calcestruzzo
armato e delle precauzioni antisismiche nell'edilizia,
nonché la
stesura di mappe di pericolosità sismica per la prevenzione,
dagli
Iblei allo Stretto di Messina, alla zona sud-orientale dell'isola.
La
delibera regionale 408 del 2003 e DDG 15.01.2004 obbliga alla verifica
antisismica delle strutture dal 2003 entro il 2008. Infine la
dott.sa
Simona Scollo ha parlato di ceneri vulcaniche che si formano
dall'emissione di gas e dalla pressione della colonna eruttiva con
ascensione convettiva ed espansione nell'atmosfera. Le
particelle
vulcaniche delle ceneri hanno dimensioni variabili, da 2 mm. A pochi
micron, con bordi frastagliati e spigolosi, altamente abrasivi con
effetti deleteri sulla salute, l'agricoltura, l'acqua, la
viabilità, le
costruzioni. A conclusione dell'interessante serata, con una
visita
alla sala operativa dell'istituto, diretta dal dott. Danilo Reitano e
dai collaboratori Massimo Cantarero e Ornella Cocina, è
stato possibile
osservare il complesso quadro di monitoraggio dei collegamenti tra le
stazioni che vigilano in permanenza sugli sciami sismici ed i movimenti
geologici che possono presagire ad attività eruttive,
terremoti e
maremoti. (Milly
Bracciante)