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  Di Anna Teresi

Fra aranci, gelsomini e delizie barocche Catania, fondata da coloni greci nel 729 con il nome di Katane, propone i più contrastanti aspetti dell’isola, fusi in un mirabile  microcosmo in cui si rispecchiano razze, religioni, culture e lingue diverse, frutto di una secolare stratificazione di presenze quanto mai significative. Ed ecco che lo splendore generato dalla compresenza e dall’avvicendamento delle maggiori civiltà presenti nell’area del Mediterraneo fa della città etnea un variegato e singolare esempio del passagio di Sicani e Siculi, Bizantini, Arabi e Normanni, Svevi e Angioini, Romani e Fenici. Le coordinate della storia universale nell’isola trovano un punto d’incontro ed esplodono nella nostra città in un’eruzione di bellezze.Da questo felice scambio di culture diverse è nato lo splendore dell’arte siciliana , abbagliante nei mosaici dorati, forte nelle architetture dei palazzi pubblici, leggiadro nelle linee dei palazzi liberty e ridondante nel barocco.

 

Catania crolla e rinasce  dai catastrofici terremoti del 1169 e del 1693, che la sommersero con fiumi di lava che avanzarono fino al mare. La repentina ripresa è testimone della enorme capacità di recupero dei Catanesi, della loro determinazione e del loro attaccamento alla città, che costituisce da sempre splendido scenario per ambientazioni cinematografiche e letterarie. Via dei Crociferi è lo sfondo del film “La sposa bella” e “Paolo il caldo”; la chiesa di S.Benedetto è presente nel film “ Il bell’Antonio”, che celebra il suo matrimonio nella maestosa ed incompiuta chiesa di S.Nicolò, ed il Monastero dei Benedettini  nella “Storia di una capinera” di Zeffirelli, tratta dall’omonima novella di Verga; sulla Via Etnea, salotto di altri tempi,passeggiano i personaggi letterari del “Don Giovanni in Sicilia” di Vitaliano Brancati e di “Un bellissimo Novembre” di Ercole Patti; ne “I vicerè” Federico De Roberto    cita il Monastero di S.Nicolò l’Arena; il famoso e policromo mercato del pesce della “Pescheria”, luccicante delle scaglie argentee del pesce, serve da sfondo ad alcune scene del film “ Gli anni di piombo”di Margarethe Von Trotta. Su tutti questi splendori rinati e pulsanti vi vita frenetica, scorre il 5 di Febbraio il fiume dei fedeli della “Santuzza”, S. Agata, martire  Patrona e sullo scenario intero scruta sonnolenta “ Madre Etna” , (unico vulcano al mondo di sesso femminile!), anima pulsante della città che, come nessun altro vulcano, ha determinato, invitato, vivificato e reso compatibile da sempre l’insediamento umano sulle proprie pendici, tra l’imbiondirsi di messi e vigneti.

 

Storia, cultura, arte, miti e leggende scorrono e si intercciano: dai Faraglioni scagliati dai Ciclopi contro Ulisse, alla Fontana del ratto di Proserpina, figlia di Zeus e di Demetra; dal “ Liotru” di Piazza Duomo, elefante simbolo della città dal 1239, alle note immortali di Vincenzo Bellini; dai fratelli Pii, che salvarono i vecchi genitori dalla lava, alla patetica storia della fanciulla Gammazita, che si gettò in un pozzo  per non cedere ad un soldato francese.

Catania, città Borghese, mondana, commerciale, aperta e colta, contraddittoria e multirazziale come solo una grande città sa essere.

 

 

 

 

 

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